I miserabili
Oggi riportiamo nei post del nostro sito il "Buongiorno" di Massimo Gramellini pubblicato oggi sulla prima pagina della Stampa. Crediamo che le centinaia di migliaia di persone che hanno partecipato allo stand up contro la povertà e i cambiamenti climatici si rendano conto delle tante storie come quella triste di Elvis e siano capaci di non distrarsi e far parte della riscossa necessaria a invertire la rotta, a garantire un presente e un futuro ai più poveri della terra.
A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiavama Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se ne è andato cosi, addosso alla madre agonizzante, appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alla vicende del pianeta Terra.
Mi sento totalmente inutile, come giornalista e come essere umani, perchè mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo a provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.
LA STAMPA, 20 OTTOBRE 2009